Due anni prima che scoppiasse Calciopoli, era il 2004, si giocò Reggina-Juventus, finita 2 a 1 per i padroni di casa, con alcune decisioni controverse da parte dell’arbitro Gianluca Paparesta a sfavore degli ospiti (un rigore non dato e un gol annullato all’ultimo minuto) che scatenarono la rabbia dei dirigenti bianconeri, al punto da spingere Luciano Moggi a rinchiudere la terna arbitrale nello spogliatoio, portandosi via la chiave. O almeno questo narra la leggenda metropolitana, avallata per la verità da un’intercettazione dello stesso Moggi, contenuta nelle carte dell’inchiesta che ha sconquassato il calcio italiano. Peccato sia tutta un’invenzione e a smontarla è proprio l’ex fischietto di Bari. «Due anni dopo quella partita, quando scoppiò Calciopoli, uscì la storia di un arbitro sequestrato durante una gara - racconta oggi Paparesta, ospite del podcast “DoppioPasso” - . Io, che ero tra quelli con più autorevolezza nel gruppo, ero curioso di capire chi fosse e ne parlavo con gli altri colleghi, ma dopo un paio di giorni venne fuori che la partita era Reggina-Juventus e che quell'arbitro ero io. Ma per me fu una novità assoluta: non era successo nulla del genere».
Paparesta: «Mai chiuso a chiave nello spogliatoio da Moggi. Lo ha detto lui a una donna per fare il gradasso, ma era intercettato e così è nata questa storia»
Ospite del podcast "DoppioPasso", l'ex arbitro di Bari ha raccontato cosa sia realmente successo dopo la famosa partita Reggina-Juventus del 2004






