Idazi americani mettono a rischio 68.280 posti di lavoro e potrebbero costare all'Italia 18 miliardi di euro di produzione: il 25% del totale dell’export verso gli Usa, calcola il Censis in un nuovo focus realizzato per Confcooperative quantificando il rischio di impatto occupazionale ed economico della guerra commerciale scatenata da Donald Trump. «In questo balletto di annunci di Trump» come li definisce il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, lo studio disegna uno scenario preoccupante per il tessuto produttivo nazionale. A pagare il prezzo più alto potrebbero essere il food con 6.380 posti a rischio tra produzione e industria alimentare; la fabbricazione di macchinari e apparecchiature, (5.000 posti a rischio), la produzione di metalli (-4.950), il tessile e l’abbigliamento (-4.800).
L'effetto domino
L’impatto non si fermerebbe all’industria. Il report evidenzia come i dazi colpirebbero trasversalmente l'economia italiana, investendo anche settori apparentemente lontani dal commercio internazionale. Tra i più esposti figurano infatti la produzione agricola (-3.560 posti a cui vanno aggiunti i -2.820 dell’industria alimentare), il commercio all'ingrosso (-3.260), i servizi amministrativi e di supporto alle imprese (-3.210) e persino i servizi legali e contabili (-2.630). «Non si tratta solo di numeri - sottolinea il focus - questi settori rappresentano interi territori produttivi, spesso costituiti da piccole e medie imprese, dove la perdita anche di poche centinaia di posti può tradursi in chiusure aziendali e impoverimento strutturale».









