Quel brogliaccio delle intercettazioni di Andrea Sempio, disseminato da «incomprensibile» o «conversazione poco udibile». Dove mancano perfino i riferimenti dell'indagato a quello che è il cuore dell'inchiesta: il Dna sulle unghie di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco. Quel profilo genetico era rimasto ignoto fino al dicembre 2016, quando la difesa dell'unico condannato, Alberto Stasi, era riuscita a collegare Ignoto 1 al codice genetico di Sempio, forzando così l'apertura di un'inchiesta trattata come atto dovuto e chiusa in tempi rapidi dall'allora procuratore Mario Venditti, oggi indagato a Brescia per alcune opacità nella gestione dei fondi della Procura di Pavia. Il 10 febbraio 2017 Sempio, dopo l'interrogatorio, parla in auto con il padre. È il giorno del famoso «ne abbiamo cannata una», quando l'indagato commenta il fatto che sullo scontrino, che Sempio aveva fornito come alibi 14 mesi dopo il delitto, padre e figlio si erano contraddetti. Poi il genitore domanda ad Andrea se i pm avessero chiesto conto anche del Dna. Sempio risponde che gli è stato detto che si tratta di una questione tecnica. A quel punto il brogliaccio con le trascrizioni riporta la dicitura: «A tratti conversazione a bassa voce».