PADOVA - Elia, nato il 6 maggio, dorme nella carrozzina con l’inseparabile ciuccio. Sara, la mamma di 35 anni ri-nata il 26 giugno 2022, lo controlla con gli occhi lucidi. Emanuele, papà e marito, li osserva, ancora incredulo che si sia realizzato un sogno. Perché se il bimbo è venuto al mondo, e se la giovane puerpera sta bene, lo si deve alla generosità di un’altra famiglia, a cui appunto 3 anni fa è morto un parente coetaneo della donna, che ha deciso di donare il suo cuore, che ora batte nel petto di quest’ultima, destinata altrimenti a un’imminente morte.

Una bellissima storia a lieto fine, la prima del genere, infatti, è stata raccontata ieri in Azienda Ospedale Università dal dg Giuseppe Dal Ben, dal professor Gino Gerosa, direttore dell’Uoc di Cardiochirurgia che ha effettuato il trapianto, e dalla dottoressa Paola Veronese, che guida l’Uoc di Ostetricia e Ginecologia dove è stata seguita poi, punto di riferimento regionale per le gestazioni a rischio, tanto che, in controtendenza con il dato nazionale, le nascite sono aumentate per l’arrivo di casi a rischio.

Sara Rosati, impiegata nata e residente in Abruzzo, a 20 anni scopre di avere una grave malattia cardiaca, incompatibile con il suo più grande desiderio: avere un bimbo. Cinque anni fa la situazione peggiora e il grave scompenso cardiaco che la affligge non risponde più alle terapie, per cui la prognosi diventa infausta. «Nel 2022 - racconta - proprio a ridosso del mio 32esimo compleanno, ho ricevuto un dono straordinario: un nuovo cuore, dopo che avevo avuto un pericolosissimo scompenso cardiaco. Sono entrata in sala operatoria e ho detto ai cardiochirurghi di Padova che speravo di farcela perchè volevo un figlio. E ci sono riuscita in tempi stretti. Il mio grazie va alla famiglia del donatore che in un momento così doloroso ha scelto la donazione, offrendomi la possibilità di una nuova esistenza con una buona qualità: spero che sia felice di sapere che sto bene, che ora c’è Elia e che ha dato la vita a 2 persone. Quando ho ricevuto la telefonata che c’era il cuore sono partita dall’Abruzzo consapevole della possibilità di non riuscita. È andata bene e l’ottimismo ripaga sempre».