Il futuro per gli anfibi non promette nulla di buono, tutt'altro: lo dicono le previsioni da un lato e i fatti dall’altro. Per le prime: sappiamo che gli eventi estremi sono sempre più intensi e destinati ad aumentare. Al tempo stesso, afferma oggi uno studio sulle pagine di Conservation Biology, gli eventi estremi già avvenuti in passato hanno segnato, in peggio, la salute degli anfibi. Non può essere solo un’associazione, quanto osservato e ribadito dai ricercatori della Goethe University di Francoforte, che parlano chiaramente di un aumento situazioni sempre più critiche per la sopravvivenza di diverse specie all’indomani di ondate di siccità o calore eccessive. E’ ragionevole credere che ci sia infatti una relazione di tipo causale, spiegano gli esperti. Perché? Presto detto, con le parole di Evan Twomey dalla Goethe University, primo autore dello studio: “La dipendenza degli anfibi dalle zone umide temporanee per la riproduzione li rende particolarmente vulnerabili alla siccità e agli sbalzi di temperatura che causano la prematura essiccazione delle loro aree di riproduzione". Twomey e colleghi si sono occupati di indagare meglio proprio le relazioni tra questi eventi estremi e lo stato di conservazione degli anfibi. Se infatti è noto che la crisi climatica mette a rischio la sopravvivenza di questa classe di animali (e non solo), meno è noto che impatto hanno avuto e potrebbero avere gli estremi di temperatura e siccità, che pure sono una declinazione dei cambiamenti climatici, scrivono gli autori.
Rane e salamandre a rischio sopravvivenza con ondate di calore e siccità
Lo dice uno studio su Conservation Biology, che ha analizzato lo stato di conservazione di 7000 specie di anfibi in relazione agli eventi estremi nel corso di …









