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11 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 18:53

Al centro della riapertura delle indagini sull’omicidio dell’ex segretario provinciale della Dc Michele Reina – assassinato a Palermo il 9 marzo del 1979 – c’è un’impronta. Era stata trovata all’interno della Fiat Ritmo usata dai killer per fuggire dopo il delitto da via Principe di Paternò. Così, 46 anni dopo, l’inchiesta su un altro delitto eccellente viene riaperta. La Procura di Palermo, adesso, sta cercando di accertare se da quell’impronta sia possibile isolare materiale da cui estrapolare il Dna.

La traccia, che è integra, in passato era stata confrontata con quelle di diversi appartenenti a Cosa nostra, ma senza successo. Come si legge nell’ordinanza sentenza del 9 giugno 1991: “Sono stati eseguiti, pure con esito negativo, accertamenti dattiloscopici in ordine ad un frammento di impronta palmare rilevata sullo sportello anteriore sinistro della FIAT Ritmo 60 CL, utilizzata per l’omicidio”. Per l’assassinio di Reina, tra gli autori dell’apertura della Democrazia cristiana al Partito comunista, sono già stati processati e condannati i membri della commissione di Cosa nostra come mandanti del delitto. Gli esecutori materiali non sono, però, mai stati trovati. Oltre agli accertamenti sull’impronta la Procura sta acquisendo video e foto scattate tra la folla dei curiosi accorsi dopo l’agguato per vedere se è possibile individuare la presenza di sicari tornati sul luogo del delitto.