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10 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 20:14
Una nuova inchiesta su un altro delitto eccellente. La procura di Palermo ha riaperto le indagini sull’agguato costato la vita all’ex segretario provinciale della Dc Michele Reina, assassinato il 9 marzo del 1979 nel capoluogo siciliano. A 46 anni dalla sua morte, su delega della direzione distrettuale antimafia del capoluogo, la Dia sta acquisendo i video e le foto girate sul luogo dell’agguato. Tutto questo mentre, dopo avere riaperto l’inchiesta sull’omicidio di Piersanti Mattarella, la stessa Procura ha disposto accertamenti tecnici con le nuove tecnologie disponibili per estrarre il Dna su un’impronta ritrovata 45 anni fa nello sportello lato guidatore della Fiat 127 utilizzata dai killer per scappare dopo avere assassinato, il 6 gennaio del 1980, l’allora presidente della Regione siciliana, fratello dell’attuale Capo dello Stato.
Falcone e il “filo umico” – Era stato lo stesso Giovanni Falcone – in un verbale reso davanti alla commissione Antimafia il 22 giugno del 1990 (e desecratato nel luglio del 2021) – a parlare di “un filo unico che collega i delitti di Reina, Mattarella e La Torre”. Il magistrato ucciso a Capaci era convinto che nell’omicidio di Piersanti Mattarella fossero coinvolti i terroristi neri. E che l’eliminazione dell’allora presidente della Sicilia fosse collegato ad altri delitti eccellenti: quelli di Reina e La Torre. A questo proposito Falcone spiega nel verbale di credere “all’esistenza di un filo unico che si snoda dall’omicidio Reina fino a quello La Torre, in tutta questa serie di omicidi, chiamiamoli politico-mafiosi, anche se ovviamente ogni omicidio ha e non può non avere una sua specifica causale”.










