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Ultimo aggiornamento: 18:35

“La Commissione non finanzia alcun progetto militare impiegato nel conflitto a Gaza“. Da Bruxelles arriva la risposta all’inchiesta giornalistica di Investigative Europe e del consorzio greco Reporters United, secondo la quale l’Ue, attraverso il Fondo europeo per la difesa, ha finanziato il colosso delle armi israeliano Israeli Aerospace Industries. “Il Fondo europeo per la difesa – ha replicato un portavoce di Palazzo Berlaymont nel corso del consueto incontro con la stampa – è saldamente radicato nei valori dell’Ue e nel diritto internazionale”. E ha poi aggiunto che la Commissione valuta anche l’aspetto etico per ciascun progetto del Fondo, inclusi i casi portati all’attenzione mediatica dal consorzio investigativo relativi all’acquisizione parziale dell’azienda greca di armamenti Intracom da parte di quella israeliana Iai e alla fabbricazione di droni. “La valutazione è stata effettuata anche in questo caso specifico”, assicura il portavoce evidenziando che non è stata resa pubblica “per motivi evidenti”, ma che gli standard “sono stati rispettati”.

Nonostante la società greca sia al 95% di proprietà del colosso israeliano, una clausola del Fondo europeo per la difesa le permette comunque di accedere ai finanziamenti di Bruxelles: basta che la società e il Paese di appartenenza forniscano delle non meglio precisate “garanzie” e la partecipazione è ammessa. Garanzie che, nel caso specifico, sono segrete e non vengono divulgate. “L’associazione con aziende di Paesi terzi è possibile, come previsto dal regolamento del Fondo, ed è accompagnata da una lunga serie di garanzie, incluso il fatto che questi progetti, durante e dopo il loro ciclo di vita, non possono essere controllati né trasferiti a governi di Paesi terzi – ha infatti precisato il portavoce – Monitoriamo questa situazione con grande attenzione e, in caso di potenziali violazioni abbiamo la possibilità di rescindere i contratti e richiedere la restituzione dei fondi“.