Ci sono colori che non si limitano a tingere una superficie, ma raccontano storie, evocano epoche, sussurrano caratteri. I colori delle automobili, in particolare, sono molto più che una scelta estetica: sono un manifesto, una dichiarazione d’intenti, a volte persino una provocazione. E se c’è un Paese che ha saputo trasformare il colore in poesia, quello è l’Italia. Non stupisce, dunque, che due delle sue icone – la Lamborghini Miura e la Fiat 500 – abbiano dato vita a due tonalità leggendarie, il Verde Scandal e il Bianco Santarellina.
E la signora si spogliò in fabbrica
Partiamo dal Verde Scandal. Siamo alla fine degli anni Sessanta, quando la Lamborghini, ancora una giovane ribelle di Sant’Agata Bolognese, sfornava la Miura, un’auto che sembrava arrivata da un altro pianeta. All’epoca, personalizzare un’auto non era cosa da tutti: ci voleva audacia, un pizzico di follia e, soprattutto, un’idea. La leggenda – perché di leggenda si tratta, e guai a chi pretende di verificarla – racconta di una donna che si presentò in fabbrica con una richiesta precisa: voleva una Miura dipinta di un verde mai visto, unico, “scandaloso”. E per essere certa che il messaggio fosse chiaro, si tolse il vestito che indossava, lo lasciò ai tecnici come campione e uscì, presumibilmente, con un sorriso soddisfatto. Nacque così il Verde Scandal, un colore che è un omaggio assoluto a quell’audacia oggi spesso dimenticata dal mondo dell’auto (che non a caso molti lo descrivono con un altro colore: grigio…).






