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La Corte Suprema dell’Argentina ha confermato in via definitiva una condanna a sei anni di prigione per Cristina Kirchner, l’ex presidente peronista del paese e probabilmente la sua figura politica più nota e riconoscibile, dopo l’attuale presidente ultraliberista Javier Milei. Kirchner è stata condannata per corruzione relativamente ad atti che risalgono al suo periodo da presidente (2007-2015), quando concesse decine di appalti pubblici a un imprenditore amico, Lázaro Báez, in cambio di benefici per le imprese della propria famiglia.

Pochi giorni fa Kirchner si era candidata alle elezioni legislative previste per ottobre, con l’obiettivo di ottenere un seggio da deputata che le avrebbe dato l’immunità giudiziaria.

Ma la sentenza della Corte Suprema è arrivata prima del voto: Kirchner, oltre che alla pena detentiva, è stata condannata anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La sua candidatura è saltata, e la sua carriera politica è finita a meno di grosse sorprese. Kirchner potrebbe ancora fare ricorso alla Corte interamericana dei diritti umani (che è più o meno l’equivalente latinoamericano della Corte europea dei diritti dell’uomo). Potrebbe provare inoltre a mobilitare i suoi sostenitori, che in Argentina sono ancora moltissimi, per fare pressioni sul governo e sulla magistratura, ma non è per nulla scontato che possa ottenere qualcosa.