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11 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 11:10
La scelta del governo Meloni di rendere strutturale il taglio del cuneo contributivo sostituendolo con un sistema di bonus fiscali non ha solo comportato, come già noto, una perdita netta per 800mila lavoratori. Si tradurrà in una beffa per una fascia ben più ampia: tutti quelli con redditi bassi. Che rischiano di vedere azzerati i benefici degli interventi varati, in teoria, per lasciare più soldi nelle loro tasche. È il risultato del nuovo disegno dell’Irpef post legge di Bilancio 2025, che rende il sistema ancora più esposto all’effetto perverso del cosiddetto fiscal drag o drenaggio fiscale, la “trappola” per cui in presenza di inflazione le tasse pagate aumentano anche se lo stipendio, in termini reali, vale di meno.
A mostrarlo chiaramente è una simulazione inserita nel Rapporto sulla politica di bilancio dell’Ufficio parlamentare di bilancio, appena pubblicato: la curva delle aliquote in vigore dallo scorso 1 gennaio “amplifica l’impatto di eventuali pressioni inflazionistiche” sul prelievo a carico dei lavoratori dipendenti, spiega l’authority indipendente. Che da questo punto di vista boccia la riforma, sottolineando che se si vogliono sostenere i redditi bassi attraverso il sistema fiscale è opportuno “prestare particolare attenzione al disegno” degli strumenti utilizzati e “alle conseguenze che ne derivano”. Ormai il danno è fatto: “In un contesto in cui la dinamica retributiva è risultata già di per sé insufficiente a compensare l’inflazione“, scrive l’organismo guidato da Lilia Cavallari, “l’intensificazione del prelievo fiscale derivante dall’interazione tra inflazione e progressività rischia di erodere in misura significativa gli incrementi nominali delle retribuzioni con rilevanti conseguenze sulla loro dimensione reale”.













