La tecnologia impiegata per le previsioni meteorologiche è diventata negli anni sempre più sofisticata, ma la percezione generale della loro accuratezza non sembra essere migliorata di pari passo. È frequente sentire persone lamentarsi che il meteo non ci ha preso, confrontarsi sulle app più e meno affidabili, interrogarsi su come interpretare le percentuali della app dell’iPhone. C’entra in parte il modo in cui sono fatte le previsioni meteo, ma c’entra molto anche il modo in cui siamo fatti noi: la nostra memoria selettiva e i fattori psicologici che influenzano il modo in cui reagiamo alle previsioni.

Se prima di una scampagnata è prevista una giornata di sole e poi c’è il sole, ci godiamo la giornata e finisce lì. Se invece piove e non era previsto, tendiamo a ricordare quella volta più di altre in cui le previsioni ci avevano preso. È un classico esempio di pregiudizio di negatività, la tendenza degli eventi negativi ad avere sul sistema nervoso un impatto maggiore di quelli positivi, per ragioni probabilmente evolutive. Ma è anche un pregiudizio di conferma, la tendenza umana a cercare, interpretare e ricordare informazioni che confermano una convinzione che già abbiamo: che il meteo non ci prenda quasi mai, in questo caso.