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Venerdì 13 giugno inizierà Montecit., la nuova newsletter del Post sulla politica, aperta a tutte e a tutti: sarà scritta da Valerio Valentini, che per il Post segue le vicende politiche da Roma e dai palazzi delle istituzioni, tra cui appunto Montecitorio, dove si riunisce la Camera dei deputati. Montecit. uscirà ogni venerdì pomeriggio e proverà a parlare di politica in modo chiaro, semplice e possibilmente divertente, senza cercare di convincervi di qualcosa, anche perché il suo autore ha ben poche convinzioni e, dice, fatica a dare suggerimenti a sé stesso. Cercherà di convincervi soltanto questa volta, spiegando lui stesso perché vale la pena iscrivervi a Montecit.

La cosa che anzitutto mi colpì, il giorno in cui per la prima volta entrai a Montecitorio, fu la quiete. Era il maggio del 2018: si celebrava il quarantennale dell’assassinio di Aldo Moro ed erano in corso concitate trattative tra i partiti dopo le elezioni politiche che si erano appena tenute.

Furono elezioni che si conclusero senza un chiaro vincitore, che portarono poi a settimane di negoziati e a momenti che potreste aver rimosso, come l’incarico di formare un governo a Carlo Cottarelli e la richiesta di impeachment del presidente Mattarella. E io, ingenuo, credevo che oltrepassato il portone che immette nel cosiddetto Transatlantico, l’ultimo lembo di terra concesso ai non-onorevoli prima dell’ingresso nell’aula della Camera, non avrei sentito parlare d’altro che di quello: del ricordo dello statista pugliese ucciso dalla Brigate Rosse nel 1978 e dei negoziati per dare un governo all’Italia dopo settimane di incertezza e di stallo.