La fiducia nella tenuta dei conti pubblici italiani continua a crescere. A testimoniarlo, ancora una volta, la cartina di tornasole dello spread. Al termine della giornata borsistica di ieri, il differenziale tra il titolo italiano a dieci anni (Btp) e l'omologo tedesco (Bund) si è ridotto di un altro punto base portandosi a 91,3 punti dopo aver spinto, nel corso della seduta, fino a quota 90,8. L'ultima volta che si era toccato questo livello risale febbraio 2021, più di quattro anni fa, quando a Palazzo Chigi si era appena insediato Mario Draghi e l'economia italiana, come quella globale, era in preda al contagio della pandemia. Un quadro a tinte fosche ben diverso da quello attuale come testimoniano numerosi fattori.

Da un lato, i dati diffusi dall'Istat n elle scorse settimane: da ultimo la produzione industriale, che ad aprile torna positiva dopo 26 mesi consecutivi con il segno meno davanti. O le tempo sull'occupazione che, sempre ad aprile, cresce di 282mila unità (+1,2%) rispetto allo stesso periodo del 2024, con la disoccupazione ancora in calo al 5,9%. Per il 2025, l'istituto di statistica prevede, inoltre, un aumento degli occupati dell'1,1%, seguito da un +1,2% nel 2026.