Era uno dei punti discussi nelle trattative di inizio mese a Istanbul e ieri si è concretizzato: è iniziato lo scambio di prigionieri tra Ucraina e Russia, che include i soldati particolarmente debilitati e ammalati tra i 18 e i 25 anni. La conferma è arrivata dalle autorità delle due nazioni, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha annunciato che lo scambio proseguirà per diversi giorni. «Stiamo facendo del nostro meglio per il rimpatrio di tutti», ha promesso, ma per un gesto che potrebbe far intendere una tregua tra Kiev e Mosca, fanno da contraltare i toni accesi soprattutto dal Cremlino e gli attacchi a colpi di droni.

È stato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ad alzare il tiro: «In un modo o nell’altro la Russia dovrà reagire alle azioni espansionistiche e aggressive della Nato», ha affermato citando direttamente l’ingresso nell’Alleanza atlantica di Svezia e Finlandia.

LA RUSSIA SFERRA IL PIÙ POTENTE ATTACCO DALL'INIZIO DELLA GUERRA

"Kharkiv sta attualmente subendo l'attacco più potente dall'inizio della guerra su vasta scala"...

Per farlo non è escluso il dispiegamento di missili a medio e corto raggio nei punti in cui la Russia si considera più vulnerabile, dopo la scadenza della moratoria che riguardava questa tipologia di armamenti, sopraggiunta domenica. A muso duro anche Serghei Lavrov, ministro degli Esteri, che ha accusato il cancelliere tedesco Friedrich Merz di avere «la mentalità della Germania di Hitler» quando denuncia che l’esercito russo non vuole fermarsi all’Ucraina.