I suoi compagni — forse, tra loro, anche i suoi persecutori — non sono mai più tornati in classe com’è normale: dal ginnasio di Dreierschützengasse le loro vite, come quelle di decine di studenti ogni anno, hanno preso il volo già tre anni fa. Invece forse Artur A., definito da ieri il più feroce omicida della Seconda Repubblica, sembra non aver mai lasciato quella classe col pensiero. Tanto che la sua sparatoria, ieri, sarebbe iniziata proprio lì, nell’aula dove aveva frequentato il ginnasio superiore per un paio d’anni, senza mai concluderlo.
Strage a Graz: il fantasma Artur A, i colpi nella «sua» aula e l’ombra del bullismo
Non aveva mai finito gli studi. La lettera ai genitori










