Michael Douglas ha ottant'anni, ma non li dimostra affatto.

Fin qui niente di strano, calcolando la longevità del padre morto a 104 anni. L'attore, regista e produttore, due volte premio Oscar, a Taormina dove riceve stasera il Taormina Excellence Achievement Award al Teatro Antico, sembra del tutto rilassato sia alla masterclass con gli studenti sia poi nell'incontro ristretto con la stampa. Ma, nonostante questo, non manca di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Parla del padre, della sua carriera, del suo Paese di cui si vergogna, di 'Qualcuno volò sul nido del cuculo' che produsse, ma anche di 'Basic Istinct' e delle sue fortune e sventure.

"Sono nato in un anno molto difficile, il 1944 - dice alla platea degli studenti - , ma oggi le cose vanno molto peggio. Ci sono tante guerre e non si parla d'altro che di budget a livello militare. In tutto questo il mio Paese ha una grande responsabilità per il caos in cui viviamo e così io quando mi trovo con persone di altre nazioni mi scuso sempre con tutti".

Per quanto riguarda la sua carriera, si capisce che l'ha affrontata con una certa difficoltà: "L'ho fatta per una certa rivalsa verso i miei genitori, entrambi attori. Ma io sono sempre un attore di seconda generazione: dovevo così dimostrare più degli altri, trovare la mia identità. Finalmente sono uscito dall'ombra di mio padre quando ho vinto l'Oscar con 'Qualcuno volò sul nido del cuculo'. Solo allora mi sono sentito riconosciuto anche considerando che mio padre è stato in corsa tre volte per gli Oscar, ma non l'ha mai vinto. Insomma non è vero che se sei figlio di una star hai la strada spianata, per averla devi correre con le tue gambe".