Fino al 15 giugno, negli spazi di via Balleydier, prosegue la manifestazione dell’organizzazione non governativa genovese attiva in Sudan e in attesa dei permessi per tornare a Gaza
L'ingresso della sede di Music for Peace
Genova - Dietro ad ogni spesa donata c’è consapevolezza, volontà di aiutare e dare un segnale concreto, senza voltarsi dall’altra parte. A pochi giorni dalla chiusura, il Che Festival, la rassegna estiva organizzata da Music For Peace, raggiunge un importante traguardo con la raccolta di oltre 40 tonnellate di generi di prima necessità e la chiusura dei primi due container.
“C’è una risposta molto positiva per due motivi: da una parte la raccolta di generi alimentari che sta andando molto bene tanto che presumiamo di poter raggiungere le 70-80 tonnellate entro la fine del festival e dall’altra per quello che la manifestazione rappresenta: sempre più una festa della città, dai nonni ai bambini, dalla persona coi dread a quella in giacca e cravatta. Per noi il Festival significa imparare a stare tutti insieme, ognuno con le proprie differenze e ad impegnarsi. Mai come ora ce n’è bisogno, soprattutto dopo quanto sta accadendo a Gaza. E’ necessario non dividerci e ricordarci che siamo prima di tutto essere umani. Solo con l’impegno di tutti possiamo creare un grande cambiamento”, dichiara al Secolo XIX Stefano Rebora, presidente di Music For Peace, organizzazione umanitaria genovese.






