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10 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 17:56
La Commissione europea ha proposto di abbassare il tetto al prezzo del petrolio russo da 60 a 45 dollari al barile. Lo ha detto la presidente Ursula von der Leyen, annunciando la proposta del diciottesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia. La possibile revisione del tetto sarà discusso durante il vertice dei leader del G7 a Kananaskis, in Canada, al via domenica prossima. “La mia ipotesi è che lo faremo insieme come G7. “Abbiamo iniziato come G7, è stata un’iniziativa vincente e voglio continuare a farlo come G7”, ha sottolineato von der Leyen. Tra le nuove misure c’è anche quella di vietare il ripristino dei gasdotti Nord Stream che collegano Russia e Germania e che sono stati messi fuori uso da sabotaggi, molto probabilmente di matrice ucraina.
Per avere un qualche effetto concreto l’abbassamento del price cap dovrà essere condiviso dagli Stati Uniti di Donald Trump. Va detto che sinora la misura non ha prodotto risultati significativi. La riduzione degli incassi dall’export di petrolio accusata negli ultimi mesi da Mosca è dovuta soprattutto alla generale riduzione delle quotazioni (a inizio anno introno agli 80 dollari/barile, ora a 65) che nulla ha a che fare con le sanzioni decise da Bruxelles. È vero che il greggio russo è venduto con un certo “sconto” rispetto a quello degli altri fornitori ma i quantitativi non sono mai scesi in modo significativo. La Russia ha dirottato gran parte delle sue esportazioni verso paesi come Cina, India, Brasile o Turchia che non aderiscono alle sanzioni. Inoltre l’utilizzo di una flotta ombra (petroliere immatricolate in permissive paesi terzi, per lo più mediorientali, che formalmente non sono russe) ha consentito di aggirare abbastanza facilmente le limitazioni europee.










