Si torna allo status quo degli otto anni di “protezione dei dati” rispetto ai sei anni proposti inizialmente e con un anno di esclusiva di mercato. Ma con la possibilità di aggiungere fino a due anni in più se ricorrono alcune condizioni. E poi si punta a non ritardare l'ingresso dei generici sul mercato europeo e a provare ad evitare il fenomeno delle carenze di medicinali con nuovi strumenti come il foglietto illustrativo (il cosiddetto bugiardino) in versione digitale. Eccolo il nucleo della più grande riforma europea dei farmaci degli ultimi 20 anni - un pacchetto di misure composto da un regolamento e una direttiva - che dopo il via libera del Consiglio Ue dei giorni scorsi vedrà la luce, se tutto filerà liscio, entro l'estate o subito dopo. Una riforma molto attesa con un lungo tragitto molto contrastato iniziato poco più di due anni fa e che ha visto l'Italia schierarsi contro la prima versione della riforma insieme ad altri Paesi perché troppo penalizzante proprio sulla data protection e che ancora divide il mondo delle imprese farmaceutiche che vedono in questa riforma, soprattutto dal fronte di quelle produttrici di nuovi farmaci, una «occasione persa» per provare a far diventare il Vecchio Continente di nuovo competitivo di fronte al gigante americano e alla tigre cinese che ha già superato l'Europa nello sviluppo di nuove terapie. Cautamente ottimiste sono invece le aziende produttrici di farmaci equivalenti e biosimilari (i generici) che confidano nella nuova “clausola Bolar” per far entrare prima sul mercato le “copie” di medicinali a cui è scaduta la protezione senza i ritardi di diversi mesi registrati oggi.
Farmaci: riforma europea al rush finale, ma le imprese restano divise sull'impatto degli incentivi
Il varo entro l'estate: il compromesso prevede il ritorno a 8 anni di protezione dei dati a cui aggiungere fino a tre anni di esclusiva di mercato. Per le aziende del Pharma è «una occasione persa»






