Un piccolo cilindro di terracotta, perfettamente conservato, con impressa l’incisione di un felino. Un oggetto che, a un occhio inesperto, poteva sembrare un semplice manufatto antico, tanto da essere messo in vendita su un sito di e-commerce da un uomo di Pordenone. Invece, si trattava di un prezioso reperto archeologico precolombiano, una “pintadera“, un timbro risalente a un periodo precolombiano, compreso tra il IV secolo a.C. e il XVI secolo d.C., illecitamente sottratto al patrimonio culturale dell’Ecuador. Oggi, grazie a una meticolosa indagine dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Udine, quel sigillo è stato ufficialmente riconsegnato all’ambasciatore della Repubblica dell’Ecuador in Italia, per essere finalmente reintegrato nella sua collezione nazionale.
L’attività investigativa è partita nel gennaio del 2024, scaturita dal costante monitoraggio dei siti di e-commerce che i Carabinieri del TPC effettuano per reprimere la vendita illegale di beni culturali. L’annuncio della pintadera ha subito attirato l’attenzione dei militari, che sono riusciti a localizzare il bene nell’abitazione di un cittadino di Pordenone. Compresa la natura sensibile dell’oggetto, e informata la competente Procura della Repubblica di Gorizia, i Carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro, operazione che ha permesso di bloccare la vendita e di evitare che il prezioso reperto venisse ulteriormente disperso sul mercato online.






