In una controversia fra genitori nella quale ciascuno accusava l’altro di pubblicare foto dei figli su profili social senza autorizzazione, il tribunale civile di Milano pronuncia una decisione tanto semplice quanto rivoluzionaria nella sua banalità: i genitori sono “custodi” delle immagini che realizzano dei propri figli e devono vigilare sul loro utilizzo.

Di conseguenza, sia se pubblicano volontariamente contenuti o dovesse scappare loro di mano una foto o un video i genitori saranno egualmente responsabili penalmente.

Il provvedimento richiama espressamente la possibile commissione del reato di trattamento illecito di dati personali e, anche se, non lo dice in modo esplicito, l’articolo 650 del Codice penale secondo il quale: Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall'Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d'ordine pubblico o d'igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave, con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 206.

Come nel caso —volendo fare un esempio esagerato— dell’equazione E=MC2 che in cinque caratteri descrive l’equivalenza fra massa ed energia, con poche parole questo provvedimento riassume un intero trattato di diritto e dimostra che non c’è bisogno di emanare nuove leggi per “tutelare i minori” dalla diffusione della loro immagine.