La delusione di Jannik Sinner è grande. Quasi quanto la gioia di qualsiasi tifoso di tennis nell'assistere alla finale del Roland Garros più lunga, tesa ed emozionante di sempre. Alla fine gode Carlos Alcaraz, al termine di una rimonta epica in cui si è ritrovato sotto 2 set a 0, costretto ad annullare poi 3 palle match e infine subire un break quando tutto sembrava aver già portato il secondo Slam dell'anno nelle sue mani. Un contraccolpo psicologico devastante per tutti, ma non per il fenomeno spagnolo, capace di centrare un super tie-break praticamente perfetto nel momento di maggior stress psicofisico del torneo e, probabilmente, della stagione.

Piange Jannik, che forse per qualche secondo si era sentito in mano il trofeo meno pronosticato, lui quasi imbattibile sul veloce ma ancora perfettibile sulla terra rossa. Dopo 3 mesi di stop per il patteggiamento con la Wada sul caso Clostebol, il numero 1 del ranking mondiale non solo è rimasto tale, ma nel giro di poche settimane ha centrato due finali consecutive proprio sulla superficie meno amata, prima a Roma e poi a Parigi. Soltanto Alcaraz poteva fermarlo, e lo ha fatto. Ma la sensazione è che il 24enne di San Candido stia crescendo ulteriormente: se l'è giocata alla pari con Carlitos. Di più, c'è rammarico e più di un rimpianto per questo ko arrivato dopo quasi sei ore di autentica leggenda sportiva. E già questo sarebbe un successo. Lo è, ma non oggi, non nei prossimi giorni.