Denver, 9 giu. (askanews) – È lo scrigno di un designer milanese a racchiudere il cuore le collezioni artistiche dei nativi americani a Denver, capitale del Colorado (Usa): Giò Ponti fu il terzo architetto contattato per la progettazione di una nuova sede per il Denver Art Museum, ovvero quello che oggi è una parte del Dam, il Lanny and Sharon Martin Building o North Building. E fu l’architetto giusto: grazie al suo interesse nel costruire qualcosa nel West americano e al rapporto personale con lo studio Sudler and Associated, Ponti accettò l’incarico e trascorse l’ultimo decennio della sua vita lavorando a questo progetto, per il quale venne assunto nel 1965 e che si completò nel 1971.

EDIFICIO STORICO, COLLEZIONE ENCICLOPEDICA

Ancora oggi il Martin Building non è solo “l’unico edificio completato da Ponti in Nord America”, ma è stato anche il primo edificio simbolo del DAM. Fondata originariamente nel 1893 come The Artists’ Club, l’istituzione aveva trascorso decenni spostandosi da una sede temporanea all’altra, prima di trovare una situazione permanente nel 1922 presso la Chappell House al 1300 di Logan Street. Per i successivi trent’anni, il museo si era distinto per la sua programmazione creativa e rivolta a un pubblico eterogeneo. E dunque serviva l’evoluzione di un’icona architettonica per dare seguito a un tale passato. “Ponti realizzò queste mura molto resistenti che, a suo dire, sono un po’ come una fortezza, e un po’ come un portagioie” spiega Sally Hall, che accompagna askanews nella visita al DAM. E ancora oggi, sebbene un nuovo edificio rivestito in titanio e vetro – il Frederic C. Hamilton building, progettato da Daniel Libeskind e inaugurato nel 2006 – tenda a rubare un po’ la scena, il Martin resta un’icona senza tempo.