“Sei sicuramente l’uomo da battere a Parigi”: in quelle parole alla premiazione finale del Foro Italico pregustava già la vendetta sportiva. Jannik Sinner sapeva che per vincere all’ombra della Tour Eiffel bisognava passare da questa sfida. “Non è tempo per noi”, cantava Ligabue. E forse nello sguardo finale, spento, dell’italiano verso il suo angolo risuonano in mente proprio queste parole. Carlos Alcaraz allunga a cinque la striscia di vittorie consecutive su Sinner e si laurea campione del Roland Garros per il secondo anno consecutivo grazie a una “remuntada” impensabile alla fine del secondo set. Questa è quella che fa più male. 4-6, 6-7 (4), 6-4, 7-6 (3), 7-6 (2), il punteggio di una finale - la più lunga di sempre sulla terra battuta di Parigi - giocata su un livello inarrivabile agli altri umani del tennis. 5 ore e mezza di una partita già impressa nei libri di storia del tennis e il cui equilibrio si è infranto solo al super tiebreak. Battuto il record prima detenuto dall’atto conclusivo del 1982 tra Mats Wilander e Guillermo Vilas (4h42). Quanti rimpianti. Bisogna però stringere la mano al numero due del mondo, che tale rimarrà anche dopo questa vittoria: solo lui poteva credere in una follia simile.