Otto milioni di lombardi, tra cui poco più di un milione di milanesi, sono chiamati alle urne – oggi (fino alle 23) e domani (dalle 7 alle 15) – per esprimersi sui cinque referendum su lavoro e cittadinanza. Alle 12 a Milano l’affluenza sfiorava il 10 per cento in tutte le circoscrizioni, sopra la media italiana del 7,4%.
Si è quindi già recato alle urne meno di uno su dieci dei 1.044.439 aventi diritto al voto. In particolare, per il quesito 1 – che propone di abolire uno dei decreti attuativi del Jobs Act, il numero 23 del 2015, che disciplina il contratto a tutele crescenti senza l’articolo 18 – alle 12 avevano votato 49.082 persone per un’affluenza al 9,34%. Per il quesito 2 – che vuole cancellare i limiti massimi oggi previsti per l’indennizzo in caso di licenziamento illegittimo nelle imprese con meno di 16 dipendenti – il totale dei votanti era 54.701, per un’affluenza del 9,47%.
Per il quesito 3 (che prevede l’abrogazione di alcuni passaggi di un altro decreto attuativo del Jobs Act, il numero 81 del 2015 sui contratti a tempo), invece, avevano votato 51.660 persone (affluenza del 9,38%), mentre per il 4 – che propone che il committente di un appalto risponda in solido con l’appaltatore e i subappaltatori anche per i danni alla salute dovuti a rischi specifici di questi ultimi – il totale dei votanti è stato di 52.914 (affluenza del 9,39%).










