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Non c'è nulla quanto mettere in moto a vuoto una gigantesca e delicatissima macchina per far perdere credibilità a un sistema che ha eretto il referendum abrogativo a garanzia della sovranità popolare
Oggi e domani la grande maggioranza degli italiani assisterà impotente al perpetrarsi di un doppio danno: alla democrazia e all'erario. Il danno alla democrazia è palese. Non c'è nulla quanto mettere in moto a vuoto una gigantesca e delicatissima macchina per far perdere credibilità a un sistema che ha eretto il referendum abrogativo a garanzia della sovranità popolare. I quesiti oggetto di plebiscito, si sapeva da principio, da quando erano nella mente degli sciagurati proponenti (in primis la Cgil) non riscuoteranno il quorum del cinquanta per cento necessario a rendere valido il voto. Ne erano ben consapevoli i soggetti che hanno raccolto le firme, le quali potendosi raccattare via internet, non necessitano più degli forzi impavidi di migliaia di militanti per agguantare la cifra di mezzo milione di sostenitori. Ciò che non costa niente, vale ancor meno. Da anni si constata il fenomeno. Eppure c'è sempre una minoranza che fa due calcoli, e ci prova lo stesso. Per i suoi capi, infatti, comunque vada è un successo. Consente loro di propagandare gratis le loro tesi (tivù e giornali lo debbono fare senza ricavarne un soldo) e, soprattutto le loro facce.






