Non sono ancora scoccate le due del pomeriggio, quando una moltitudine colorata di persone lascia l’ombra offerta dai cipressi dei giardini di piazza Vittorio Emanuele e si riversa in strada, ordinata, in corteo per dire basta al massacro di Gaza. Telecamere e fotografi rivolgono la loro attenzione alla testa della manifestazione, ai leader dei partiti che hanno portato in piazza centinaia di migliaia di persone: quelli di Avs, Pd, Movimento 5 Stelle. Ma è nelle retrovie che, in realtà, è nascosto il senso dell’evento. Perché lì ci sono i bambini, “perché il mondo è loro ed è per questo che li abbiamo portati in piazza”, dice Valeria con lo sguardo incollato su due schieramenti di bimbi che brandiscono uno striscione più grande di loro.

Hanno vite più fortunate dei loro coetanei di Gaza. Frequentano la scuola dell’infanzia Principe di Piemonte, alla Garbatella. E ci sono anche i loro amici, con i genitori. Vengono da tutta Roma, con la stessa idea: “Trasmettere dei valori ai nostri figli, trasmettere loro l’importanza del futuro, perché non è il nostro, è il loro”, continua Valeria.

In molti, da Roma, hanno risposto presente e sono scesi in piazza. Ci sono singoli cittadini, come Marzia Cosentino, che non vuole «più rimanere indifferente allo strazio quotidiano o abituarmi alla tortura. Non voglio rimanere nel mio perbenismo borghese e sentirmi responsabile del silenzio. Con che occhi posso spiegare il mio comportamento a mia figlia? Ho bisogno di appartenere a un popolo che urla e scende in piazza, e come me ripudia la guerra, l’indifferenza».