Nel cuore senza tempo di Pompei, là dove la storia affiora dalla terra e l’arte si fonde con la memoria, si accende l’attesa per la serata conclusiva della prima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Pompei, sotto la direzione artistica di Enrico Vanzina e la presidenza dell'ideatrice Annarita Borelli.

Un intreccio di cinema, arti visive, moda, turismo e comunicazione ha segnato l’intero percorso del Festival. Ma sarà la serata di domenica 8 giugno, nella cornice del Teatro del Parco Archeologico già sede di tante occasioni artistiche, a regalarne il momento più emblematico: l’apertura sarà affidata a una performance d’arte dal valore altamente simbolico, firmata dallo scultore Domenico Sepe.

Figura di spicco della scultura contemporanea, Sepe darà vita – in scena – a una creazione ispirata al celebre fauno danzante, una delle icone più potenti e vitali dell’antica Pompei. La sua sarà una prova d’artista dal vivo, un atto di creazione che il pubblico potrà vivere come un rito collettivo e sensoriale. Attraverso la sua tecnica, la materia prenderà forma dinanzi agli occhi degli spettatori, trasformando una figura umana in scultura, in un processo che diviene racconto plastico della metamorfosi tra gesto e forma, tra respiro e pietra. L’opera, pensata come ponte ideale tra l’antico e il contemporaneo, celebrerà il potere dell’arte di resistere al tempo, di rinascere e rigenerarsi. Ed è proprio nella figura del fauno – spirito della danza, della gioia e della vitalità – che Sepe ha individuato l’emblema perfetto per questo dialogo: un’energia che sopravvive alla catastrofe, una voce che continua a risuonare tra le rovine. Non solo performance: l’artista ha anche firmato i premi scultorei che verranno consegnati ai protagonisti del Festival. Due le versioni ideate da Sepe, entrambe dense di richiami simbolici.