Dopo giorni di toni concilianti, Beppe Sala torna battagliero e affronta tutti i temi caldi del suo mandato: le inchieste della procura sull’urbanistica, la vicenda senza fine di San Siro, le primarie prossime venture, le piste ciclabili bloccate dopo l’intervento della magistratura. Il sindaco approfitta della festa di Radio Popolare, «All you need si pop» e intervistato dalla direttora Lorenza Ghidini e da Luigi Ambrosio si toglie qualche macigno dalle scarpe. Da che partire? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. San Siro: «Sullo stadio sono volate tante balle. Se fossimo arrivati alla fine del mandato con il tema stadio non risolto avremmo già perso le prossime elezioni: saremmo passati per quelli che non vogliono fare niente». È la giusta introduzione al secondo passaggio. Le possibili primarie per la scelta del candidato del centrosinistra. «Se il prossimo candidato sindaco viene scelto con le primarie, rischiano di essere primarie del Pd. Perché uno di Avs o un centrista dovrebbe correre per le primarie? Perderebbe. Se invece deve essere uno del Pd, sia quella la scelta». Come dire: il Pd abbia il coraggio di scegliere direttamente un nome invece che indire delle primarie di coalizione di facciata dove il risultato sarebbe scontato. Ogni riferimento a Pierfrancesco Majorino, dato per vincente in caso di primarie anche di fronte a civici di spessore, magari non è voluto, ma è comunque suggestivo. «Nel 2016 — ha aggiunto Sala — ho vinto perché uscivo da Expo e piaccia o non piaccia avevo dimostrato di saper fare qualcosa, ma se Majorino o Balzani fossero stati uno solo, io avrei perso. Perché un partito organizzato ha una macchina dietro di sé».