La crescita – lenta ma costante – dell’economia italiana deve molto al settore delle costruzioni. Perché proprio le costruzioni? Quel pezzo d’industria ha un indotto molto lungo e molto largo. Non tanto e non solo nel senso di attivare la produzione di input di varie forme e spessori, ma anche nel senso di tirarsi dietro tante altre spese. Una volta costruite case e fabbriche, queste devono essere riempite di mobili, elettrodomestici e macchinari assortiti. E le costruzioni sono un settore a basso contenuto di importazioni, talché le “perdite” (“leaks”) del moltiplicatore sono contenute: cioè a dire, non vanno a beneficiare la produzione di altri Paesi, ma si mantengono in maggiore misura all’interno del valore aggiunto nazionale. Insomma, il detto francese (“Quand le bâtiment va, tout va”) coglie nel segno. E la parola stessa – “costruzioni” – evoca nobili intraprese e durevoli sedimenti di crescita in molti campi dell’agire umano (come disse Jacques Chirac, «La costruzione dell’Europa è un’arte – l’arte del possibile»).
Ora, il fatto che l’economia italiana sia cresciuta di più dell’Eurozona dal trimestre pre-Covid (IV° 2019) a oggi deve molto all’industria delle costruzioni in generale, e ai vari bonus e superbonus in particolare. Ne abbiamo già parlato mesi fa (vedi “Il Mattino” del 27 marzo) e abbiamo puntato il dito su un risultato sorprendente: non tanto il fatto che gli investimenti in costruzioni siano schizzati verso l’alto da allora ad oggi, molto più che nel resto dell’Eurozona (che non ha beneficiato della folle e meritoria e dispendiosa saga di bonus e superbonus, munificamente introdotti dal Governo Conte il 19 maggio 2020, quando l’economia italiana era in ginocchio per il Covid). È vero che i superbonus hanno generato meno indotto e spese accessorie rispetto al caso della costruzione di nuove abitazioni, dato che hanno riguardato soprattutto attività di manutenzione ordinaria e straordinaria di millanta edifici (Leo Longanesi usava dire che “Gli italiani preferiscono l’inaugurazione alla manutenzione”, il che è certamente vero, se si pensa alla mancata manutenzione che fu all’origine della tragedia del Ponte Morandi – ma bisogna anche dire che, nel caso dei superbonus, sembra si sia esagerato nella manutenzione…).








