BRUXELLES. Beni congelati, conti bloccati, carriere screditate. Donald Trump torna a sfidare apertamente la giustizia internazionale annunciando nuove sanzioni a quattro giudici della Corte penale dell'Aja rei, ai suoi occhi, di aver oltrepassato il limite indagando sui presunti crimini di guerra americani commessi in Afghanistan e autorizzando il mandato d'arresto per Benyamin Netanyahu. Dopo il procuratore capo Karim Khan, a finire nella blacklist Usa questa volta sono l'ugandese Solomy Balungi Bossa, la peruviana Luz del Carmen Ibánez Carranza, la beninese Reine Adélaide Sophie Alapini-Gansou e la slovena Beti Hohler. Toghe «politicizzate», è tornato a rilanciare il premier israeliano, ringraziando Washington per «aver difeso il diritto delle democrazie a proteggersi dal terrorismo selvaggio».

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Ma la Cpi - che Stati Uniti e Israele non riconoscono - non indietreggia e, definendo le sanzioni «deplorevoli», ha riaffermato la volontà di proseguire «senza remore» l'esercizio del proprio mandato, forte dell'appoggio dei suoi 125 Stati parte. Tra cui l'Ue - eccetto Budapest - che, già alle prese con il delicato negoziato sui dazi, non esclude l'ipotesi di attivare lo scudo giuridico anti-sanzioni.