Lo smart working è amico dell’ambiente per il minor impatto dei consumi di combustibili fossili per chi opera da remoto rispetto a quelli generati con gli spostamenti casa-lavoro, per l’attività in presenza. L’evidenza è stata oggetto di una misurazione da parte della Banca d’Italia per i suoi dipendenti, in un progetto di ricerca in collaborazione con l’Enea. L’adozione da parte della Banca d’Italia del modello di lavoro ibrido ha comportato benefici in termini ambientali legati in primo luogo alla diminuzione degli spostamenti casa-lavoro e ai minori consumi energetici nei luoghi di lavoro, solo in parte bilanciati dall’aumento di quelli domestici. Il progetto di ricerca svolto con l’Enea ha consentito di stimare le emissioni di gas serra medie pro-capite giornaliere connesse rispettivamente con gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, che sono pari a 4,1 chilogrammi di anidride carbonica equivalente e quelle degli extra consumi domestici di energia elettrica e termica dovuti al lavoro da remoto, che invece risultano pari a 1,1 chilogrammi di anidride carbonica equivalente. Lo indica la Banca d’Italia nella sua nuova Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità.

Un piano di mobilità sostenibile