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Ultimo aggiornamento: 12:00

Elly Schlein ha accolto e commentato come un fatto positivo in sé che Meloni e Macron si siano incontrati. La segretaria del Pd non ha espresso alcuna critica sul fatto che i due si siano trovati in pieno accordo nel continuare l’invio di armi e la guerra contro la Russia. Schlein non poi ha minimamente accennato al fatto che Meloni e Macron abbiano pienamente condiviso il riarmo europeo, al di là del sottigliezze furbastre e ridicole che solo in Italia riescono a diffondere Pd e soci, che vorrebbero più armi in Europa e meno in Italia.

Giudicando positivo l’incontro, Schlein ha espresso un solo netto distinguo da Meloni: lei, ha detto, sul treno per Kiev dei capi di governo – volonterosi guerrafondai – ci sarebbe salita.

Sinceramente non avevo dubbi che coloro che oggi si definiscono europeisti siano in realtà dei liberali fautori della guerra, altrettanto pericolosi quanto la destra estrema, con la quale competono sullo stesso terreno. Non avevo molti dubbi nemmeno su Schlein, che sulle scelte di fondo della Nato, degli Usa e della Ue è sempre stata d’accordo con Meloni e che, se fosse al governo, continuerebbe nella stessa linea di fondo della “fedeltà euroatlantica”. E dove sembrerebbe distinguersi in meglio, come su Gaza, la segretaria del Pd lo fa chiamando in piazza con lei anche quel gruppo di mostri che è la “sinistra per Israele”. Guidata da quel Piero Fassino che, in sintonia con la sua segretaria, ha subito elogiato l’incontro Meloni-Macron.