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Nico Acampora*

A oggi 41 ragazzi autistici sono stati assunti con contratti a tempo indeterminato e altri tre stanno facendo un tirocinio con PizzAut. È un modello imoprenditoriale positivo

Il 2 giugno, abbiamo celebrato la Festa della nostra Repubblica. E mi piace dire, citando a modo nostro la Costituzione, che «l’Italia è una Repubblica democratica fondata anche sul nostro lavoro». E quindi anche rispetto al lavoro delle persone con disabilità o con autismo. A PizzAut, a oggi, 41 ragazzi autistici sono stati assunti con contratti a tempo indeterminato e altri tre stanno facendo un tirocinio. Noi qui stiamo cercando non soltanto di dimostrare che le persone autistiche sono in grado, non tutte ma sicuramente molte più di quelle che pensiamo, di avere una responsabilità lavorativa e di rispondere a impegni, orari, turni, incombenze. Stiamo anche cercando di offrire un modello che possa influenzare in positivo il mondo imprenditoriale nel suo complesso.

Infatti se è vero che la parte maggiore dei nostri ragazzi è assunta da WorkAut società benefit è vero anche che ci sono alcuni di loro a tempo indeterminato ma «in distacco» da parte di altre imprese. Questo è un elemento, anzi direi una modalità, che sta diventando fondamentale e che bisogna far conoscere meglio: perché a volte le aziende non assumono persone autistiche non per cattiva volontà ma perché si trovano in difficoltà rispetto alla loro formazione e al loro inserimento. Poter fare il distacco in un luogo adeguato, come cerca di essere PizzAut, aiuta tantissimo la formazione della persona autistica che attraverso questo sistema comincia a lavorare in un ambiente protetto dove può contare su molti «accomodamenti ragionevoli», come direbbe la legge, cioè studiati sulla base delle sue caratteristiche e delle sue necessità. In questo modo riusciamo ad insegnare ai ragazzi a raggiungere un livello di maggiore sicurezza, oltre a fornire le competenze di base che consentono poi loro di lavorare all’interno di team aziendali che non sono studiati appositamente per chi ha problematiche come quelle che comporta l’autismo. A quel punto l’impresa accoglie una persona più preparata e più consapevole e può a sua volta mettere in campo degli «accomodamenti ragionevoli», cito sempre la legge, per far stare tutti bene in tutti i luoghi di lavoro.