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Quando mercoledì mattina è entrato nel suo ufficio, il presidente appena eletto della Corea del Sud Lee Jae-myung, di centrosinistra, l’ha trovato deserto. «È come un cimitero», ha detto ai giornalisti presenti, sostenendo che l’ufficio non fosse adatto al lavoro del presidente. «Non c’è nessuno dentro. Non c’è nemmeno del personale per fornire carta e penna. Non ci sono computer, non ci sono stampanti. Tutto questo è ridicolo».
L’ufficio presidenziale a cui Lee ha fatto riferimento è relativamente nuovo: il suo predecessore Yoon Suk-yeol, conservatore, ci si era trasferito nel 2022 all’inizio del suo mandato, prima di subire un processo di impeachment per un tentativo di colpo di stato. Yoon si era trasferito lì lasciando la tradizionale residenza dei presidenti sudcoreani, la Casa Blu, tra un bel po’ di polemiche: ora il suo successore Lee ha deciso che vuole tornarci.
La Casa Blu, chiamata così per le oltre 150 mila piastrelle blu che decorano il suo tetto, è stata la residenza dei presidenti e la sede del governo del paese dalla proclamazione della repubblica coreana, nel 1948. È un grande complesso monumentale, costruito subito fuori dal centro della capitale Seul e alle pendici di un monte che la rende difendibile da eventuali attacchi.











