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Un mercoledì sera di febbraio, Martino si è trovato fuori da una pizzeria di Roma con sei persone che non aveva mai visto prima in vita sua: una professoressa di francese, un nutrizionista, un’attrice, una studentessa di medicina e un data scientist. A dare loro appuntamento lì, dopo aver incrociato preferenze alimentari, lingua parlata, fascia d’età e qualche informazione sulla loro personalità, era stato un algoritmo: quello di Timeleft, un’app di incontri nata nel 2020.
Timeleft non è un’app di appuntamenti come Tinder o Bumble, ma una delle varie app che sono spuntate di recente per aiutare le persone ad allargare la propria cerchia di amici. Partono dalla constatazione che, per motivi diversi, tante persone – soprattutto sopra i trent’anni, soprattutto nelle grandi città – si sentono sole o insoddisfatte della propria vita sociale.
Tra gli utenti di queste app ci sono persone rimaste single mentre gran parte dei loro amici si fidanzava o cominciava ad avere figli, e che sentono la mancanza di qualcuno che condivida il loro stile di vita. Altre si sono trasferite in un posto nuovo per lavoro e non sanno da dove cominciare per costruire una nuova rete di amicizie. Altre ancora lavorano da remoto e quindi non hanno un gruppo di colleghi all’interno del quale trovare degli amici. C’è anche chi fa fatica a trovare un momento per incontrare gli amici di lunga data, per via delle diverse scelte e abitudini di vita.






