Mentre il mondo del lavoro trema all’idea che l’Intelligenza artificiale possa sostituire gli umani in ogni mansione, un caso paradossale va in direzione contraria all’apocalisse tecnologica. Per anni, un gruppo di sviluppatori indiani ha lavorato nell’ombra fingendo di essere un sistema di intelligenza artificiale.

Il motivo? Permettere alla loro azienda, Builder.AI, di vendere al mercato una soluzione sulla carta avanzata, guadagnare credibilità e raccogliere centinaia di milioni di dollari da investitori internazionali. Builder.Ai è al centro di quella che potrebbe essere una delle più grandi truffe del mercato tecnologico degli ultimi anni. La startup britannica, celebrata come potenza dell’IA tanto da raggiungere la valutazione di 1,5 miliardi di dollari, nelle scorse settimane ha dovuto dichiarare fallimento.

Cosa è successo a Builder.AI

Bilanci opachi, vendite gonfiate, ma soprattutto una tecnologia inesistente. Per quasi un decennio ha detto al mercato (e i propri investitori) di avere sviluppato una intelligenza artificiale in grado di consentire ai clienti di ordinare e ottenere un’applicazione personalizzata “come si ordina una pizza”.

Al centro dell’esperienza utente, un’assistente virtuale chiamata Natasha. Ma Natasha, si è scoperto, non era un sistema AI avanzato, bensì l’interfaccia di un team di 700 programmatori indiani che eseguivano manualmente le richieste degli utenti. Sui social circola da giorni una battuta che riassume l’intero scandalo: “Builder.AI, AI = Actually Indians” – in realtà, sono indiani.