Non è tutta intelligenza artificiale quel che genera. Si potrebbe rivisitare così un famoso proverbio italiano, riferendoci all'AI. In questi ultimi anni, il boom dietro agli algoritmi, ha portato ad un'infinità di neonate startup che alle volte abusano del termine «intelligenza artificiale» e che, altre volte, riescono persino a ottenere finanziamenti stellari da aziende importanti, come ad esempio Microsoft. Cascare in questi inganni è facile senza i giusti accorgimenti, specie se si è incentivati dalla paura di «rimanere tagliati fuori» (FoMo, Fear of missing out) e dall'hype. È il caso di Builder.ai, una startup di AI fondata nel 2016 e finanziata, tra le altre, proprio dall'azienda di Redmond. Operava a Londra, Singapore, Usa, India e Emirati Arabi, con un budget totale di 1,5 miliardi di dollari. Ma la compagnia dopo quasi dieci anni è fallita. Anche perché spacciava per automazione il lavoro di almeno 700 ingegneri indiani.