Gira sui social un’immagine credibilissima – creata dall’intelligenza artificiale – della presentazione ufficiale firmata Roland Garros della semifinale femminile del tardo pomeriggio: da una parte Coco Gauff, dall’altra il popolo delle tribune del Philippe Chatrier. Una contro quindicimila, perché tutti pensavamo che l’americana avrebbe dovuto vedersela da subito sia con Lois Boisson, sia con i quindicimila assatanati del centrale. Un match impari.
Gli occhi del mondo del tennis sono tutti per Lois
di Claudio Giua
La scalata di Boisson
Invece il pubblico parigino si rivela flemmatico, quasi imparziale, come se l’impresa dell’altro ieri della giovane francese contro Mirra Andreeva avesse placato l’ansia collettiva da carenza di campioni da sostenere. Attende paziente, il pubblico, che la ragazza di Digione, classe 2003, numero 65 del ranking mondiale in tempo reale, entrata in tabellone grazie a una wild card, esprima il meglio del suo gioco potente, rinforzato da un topspin che molti maschi Top 100 le invidiano. Non succede. Per tre quarti d’ora Coco, classe 2004, numero 2 WTA, occupa militarmente il campo avversario, aprendo rari varchi per le incursioni di Lois, la quale prova ad alzare il proprio livello di gioco soltanto dopo aver perso il primo set. Ottiene un controbreak nel quinto gioco del secondo set, ma è un fuoco di paglia: l’emozione ha il sopravvento, non riesce a trovare la misura, arranca alle spalle di Gauff, oggi assai efficace e poco fallosa. Lois scoppia in lacrime prima di andare a servire per l’ultima volta quest’anno al Roland Garros. Dopo 69 minuti, il punteggio è finanche eccessivamente punitivo per lei: 6-1 6-2.












