Nel tempo in cui vi arriva un caffè da asporto, c’è chi giura di poter consegnare anche farina, dentifricio e croccantini per il gatto. È la promessa del quick commerce, la nuova frontiera dell’e-commerce che punta tutto sulla velocità: acquisto online, consegna a casa in meno di 45 minuti. Una modalità nata nei centri urbani, che adesso tenta il grande salto nel mondo della gdo. Ma con quale convinzione?
Lo abbiamo chiesto direttamente ai protagonisti, nel corso dell’evento “Fast & Focused: il Quick Commerce entra in corsia”, organizzato da Mark Up e Gdoweek con Glovo, e moderato da chi scrive. A fare da base, una ricerca firmata dalla sociologa dei consumi Marilena Colussi, che ha coinvolto 26 manager della grande distribuzione tra responsabili e-commerce, marketing, direttori generali e amministratori delegati. Il risultato? Un sentimento misto tra curiosità strategica e cautela operativa.
Il quick commerce piace… ma è per pochi
Il 93% del campione dichiara di conoscere il quick commerce almeno “abbastanza bene” e il 38% lo utilizza già. I vantaggi principali? La capacità di attrarre nuovi clienti e migliorare il posizionamento competitivo. Ma non mancano i problemi: costi di gestione elevati, difficoltà logistiche, marginalità ridotta. E, soprattutto, un modello operativo – quello dei rider, che per molti resta ancora un tabù. “Rischi d’immagine e conflitti valoriali sono reali”, spiega Colussi. “Serve una riflessione sul modello etico da proporre se si vuole coinvolgere davvero il retail mainstream”.








