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Ultimo aggiornamento: 13:14
Ore convulse, appuntamenti negati, contatti avvenuti. Strada sbarrata. Quello che è successo mercoledì a Londra è il quadro perfetto (per i tifosi forse un po’ meno…) di come l’Inter stia vivendo i giorni post Champions, che hanno segnato l’addio di Simone Inzaghi, già ufficialmente allenatore dell’Al-Hilal (due anni di contratto, 27 milioni di euro netti a stagione). Prima di tutto, perché Londra: il ds Ausilio aveva già programmato un viaggio nel Regno Unito, dove però si trovavano anche Cesc Fabregas e il presidente del Como Suwarso, per partecipare a un evento a cui erano stati invitati. Fabregas era il candidato preferito per sostituire Inzaghi sulla panchina dei nerazzurri, ma è arrivato il secco no del Como. E ora?
L’Inter ha contattato il Como, per avere formalmente l’ok a trattare con lo spagnolo. Ok che non solo non è arrivato, ma che ha portato al secco no del club di proprietà indonesiana: “Abbiamo comunicato il nostro rifiuto direttamente al presidente dell’Inter, che lo ha riconosciuto con la cortesia e la chiarezza che ci si aspetta tra club che nutrono reciproco rispetto”. Un no secco a Marotta, che Fabregas peraltro non raccoglie malvolentieri: a Como si trova bene (ha anche delle quote in società, che dovrebbe vendere per passare all’Inter), ha carta bianca su mercato e campo, non ha alcuna intenzione di sbattere la porta. Ed è per questo che nei contatti che in questi giorni comunque si sono susseguiti, con Marotta e Ausilio è stato molto chiaro: che garanzie mi darebbe l’Inter? È ovvio che la piazza sia una bella tentazione, ma Fabregas non vuole bruciarsi e non vuole creare problemi a nessuno. Alla fine, il suo posto è C0mo.














