C'era una volta il web, territorio selvaggio dove le informazioni circolavano libere e disordinate. Oggi, in quel mare magnum di dati, pescano a piene mani i sistemi di intelligenza artificiale che usiamo quotidianamente. ChatGpt, Claude, Gemini hanno imparato a parlare divorando miliardi di pagine web, spesso con buona pace del copyright. Il problema è che insieme alle ricette della carbonara e ai sonetti di Shakespeare, hanno mandato giù anche altro. Istruzioni per fabbricare sostanze illegali, tecniche di hackeraggio, manuali per truffare il prossimo. Un boccone amaro che dovrebbe restare nello stomaco, sigillato da robusti lucchetti digitali. Dovrebbe, appunto. Perché qualcuno ha scoperto come forzare quei lucchetti.
Hackerare un chatbot AI è meno difficile di quanto si pensi
Uno studio israeliano dimostra quanto sia facile aggirare i sistemi di sicurezza dei chatbot basati su intelligenza artificiale generativa e accedere a informazioni su attività illegali







