Milano, 5 giu. (askanews) – L’intera filiera agroalimentare, tutto il comparto che va dall’agricoltura all’industria alimentare e alle bevande fino all’intermediazione, distribuzione e ristorazione, contaun fatturato complessivo di 707 miliardi di euro (2023 ultimo dato disponibile), in crescita del 34% rispetto al 2015, impiegando 5,8 milioni di lavoratori. I dati elaborati da Teha, in occasione della nona edizione del forum Food&Beverage di Bormio, confermano l’agroalimentare come prima filiera produttiva per contributo al pil nazionale con il 19,8% ,considerando le attività a monte (come ad esempio la produzione di macchinari o la fornitura di energia) e a valle (come packaging o imballaggio). Nel 2023 il settore ha generato 74 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, un risultato che vale 2,5 volte la moda made in Italy e oltre 5 volte l’industria chimica. L’Italia è anche il terzo tra i maggiori Paesi UE per valore aggiunto dell’agroalimentare, con un’incidenza del 3,9% sul pil. Il comparto sconta, però, un tessuto fatto da tantissime microimprese.
Oltre otto aziende su 10 sono micro-imprese, responsabili di appena il 9,9% del valore aggiunto complessivo del comparto food&beverage. Si distinguono per la produttività le grandi imprese, che rappresentano solo lo 0,3% dell’intero comparto: hanno una produttività di 105.200 euro per addetto, un valore superiore di 1 volta e mezza (1,4) alla media UE-27 e ancora migliore rispetto a Spagna (1,6 volte), Germania (1,5) e Francia (1,2). “La struttura di un’impresa incide sulla sua capacità di affrontare cambiamenti geopolitici, nuove regole e richieste di mercato in rapida evoluzione come quelle che stiamo attraversando – ha commentato Valerio De Molli, managing partner e Ceo di Teha – E nel settore food&beverage abbiamo rilevato, con una ricerca dedicata, che oggi il 36,5% delle aziende è preoccupato per sostenere l’operatività, dato in crescita di 1,4 punti percentuali rispetto al 2024”.






