L’ombra di una crisi in stile Evergrande, una nuova bolla, incombe sul settore Auto in Cina. Wei Jianjun, presidente di Great Wall Motor, ha lanciato l’allarme: la feroce guerra dei prezzi rilanciata a inizio settimana dal colosso Byd, con tagli fino al 34% sui listini, costringe i concorrenti ad agire di conseguenza, erodendo i margini e minando la sostenibilità di costruttori e fornitori. Tanto da evocare uno scenario simile al tracollo del colosso immobiliare che pesa tuttora sugli equilibri dell’economia cinese e sui consumi. Il leader del settore ha definito «allarmistiche» le accuse e ha rivendicato una solidità finanziaria superiore a quella di molti concorrenti occidentali.
I pregressi
La tensione tra il numero uno e il numero otto del ranking per volumi di vendite non nasce oggi. Già nel 2023, Great Wall aveva denunciato il gruppo di Shenzhen per presunte irregolarità sulle emissioni di alcuni modelli ibridi. Oggi il confronto si sposta sul terreno della sostenibilità e degli equilibri finanziari: Byd, con quasi un quinto di tutto il mercato nelle sue mani in patria e una espansione internazionale in piena accelerazione, ha scelto di rilanciare la competizione con una nuova ondata di sconti su oltre 20 modelli (annunciati lunedì 26 maggio), portando la citycar Seagull a 55.800 yuan (circa 6.900 euro). La strategia mira a difendere e accrescere la quota di mercato, anche a costo di sacrificare la redditività (oggi il margine operativo è vicino al 6%) nel breve termine. Il presidente del gruppo con sede a Baoding (Hebei) ha accusato l’intero settore di inseguire volumi a ogni costo, comprimendo i margini e mettendo a rischio anche la catena di fornitura: «Alcuni prodotti sono passati da 220mila yuan (27.500 euro) a 120mila yuan (15mila euro) negli ultimi anni. Quali prodotti industriali possono dimezzare i prezzi e mantenere la stessa qualità?».






