State per prenotare un volo per l’estate? Per spuntare tariffe migliori bisogna puntare su luglio e settembre, piuttosto che su giugno e agosto. O, anche meglio, volare verso gli Usa. Lo rivela un’analisi del Corriere della Sera, condotta su voli nazionali e internazionali e basata sulla consultazione di piattaforme specializzate. Certo, i giochi sono ancora tutti da fare perché moltissime persone devono ancora prenotare, e questo potrebbe cambiare le tariffe, ma le tendenze appaiono già chiare: si pagherà di più per volare a giugno e agosto, un po’ meno negli altri mesi dell’estate. La notizia migliore è però che le tariffe verso gli Usa sono scese notevolmente. Sempre che ci si voglia andare, perché il così detto effetto Trump ha già lasciato il segno fin dalla primavera, facendo degli States una meta meno ambita: secondo quanto riportato ad aprile da Euronews, nel mese di marzo i voli provenienti dall’Europa Occidentale e diretti verso gli Usa sono calati del 17%, e addirittura del 26% dall’America centrale.
Voli nazionali- I dati forniti dai vettori che operano sulle tratte nazionali indicano per giugno un incremento di quasi l’11% rispetto alle tariffe dello stesso mese dell’anno scorso. Il calcolo comprende le tasse aeroportuali ma non il bagaglio a mano, il cui prezzo varia molto a seconda delle compagnie. Per esempio Easyjet, Volotea e Wizz Air non chiedono costi supplementari per un bagaglio di 40x30x20 cm, mentre Ryanair sì, e applica un sovrapprezzo anche piuttosto elevato se il pagamento non viene effettuato all’atto della prenotazione. Pure ad agosto si prevede un aumento delle tariffe nazionali, seppure più contenuto (9%), mentre per luglio e settembre i rincari dovrebbero fermarsi al 3%. Come spiegare queste differenze? Probabilmente si devono al fatto che il clou delle partenze è ad agosto, ma molti cercano di anticipare il viaggio a giugno, soprattutto dopo la chiusura delle scuole, nella speranza di trovare prezzi più bassi e meno affollamento. Ma secondo gli esperti entrerebbero in gioco altri due fattori: una ridotta domanda di viaggio legata alla congiuntura macroeconomica e le prenotazioni effettuate spesso sotto data; questo potrebbe spiegare il prezzo più alto a giugno e più basso a settembre.







