TIA. O se non volete l’acronimo inglese, chiamatelo attacco ischemico transitorio o mini-ictus. Siamo di fronte comunque a una situazione legata a carenza temporanea dell’apporto di sangue ed ossigeno in un’area del cervello. Quindi, per definizione, non dovrebbe lasciare esiti che si mantengono nel tempo: una volta che il sangue ritorna ad irrorare la zona sofferente, tutto ridiventa come prima. Forse però non sempre è così. E non sotto l’aspetto della lesione, che tende a scomparire entro qualche ora. Ma per gli strascichi che possono permanere. Anche a distanza. Perché chi viene colpito da questa ischemia temporanea può andare più facilmente incontro ad astenia prolungata, anche per un anno e addirittura può veder iniziare un deficit cognitivo che poi tende a peggiorare. A dirlo sono due studi, pubblicati rispettivamente su Neurology e Jama Neurology.

TIA o mini-ictus: ecco perché bisogna intervenire subito per evitare danni al cervello

Federico Mereta

Astenia prolungata

L’indagine che mostra come i mini-ictus causino siano associati a una percezione di affaticamento che si mantiene per mesi, senza determinarne la possibile correlazione, è stato coordinata da Boris Modrau, dell'Ospedale Universitario di Aalborg in Danimarca. Lo studio ha coinvolto 354 persone con un'età media di 70 anni che avevano avuto un TIA, seguite per un anno. I partecipanti hanno compilato questionari sul loro livello di affaticamento e stanchezza dopo le prime due settimane dal mini-ictus e nuovamente dopo tre, sei e dodici mesi. Le domande interessavano questioni come la stanchezza generale, la debolezza fisica, la ridotta attività, la ridotta motivazione e l’affaticamento mentale. Ebbene, il 61% dei soggetti coinvolti ha manifestato affaticamento due settimane dopo il mini-ictus e il 54% ha visto mantenersi il problema anche a tre, sei e dodici mesi. Il tutto, va detto, senza che ci fosse un influsso legato a particolari deficit di irrorazione testimoniati da controlli della circolazione cerebrale. Piuttosto va segnalato che l'ansia o la depressione sono risultate raddoppiare in coloro che riferivano la sensazione di stanchezza dopo il TIA: "Per studi futuri, le persone a cui è stato diagnosticato un attacco ischemico transitorio dovrebbero essere seguite nelle settimane e nei mesi successivi per valutare la presenza di affaticamento persistente – è il commento di Modrau in una nota. Questo potrebbe aiutarci a capire meglio chi potrebbe soffrire di affaticamento a lungo termine e necessitare di ulteriori cure".