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Lo scorso maggio, dopo quattordici anni dall’ultima volta, Angelina Jolie è tornata a sfilare sul red carpet del festival di Cannes come madrina del trofeo Chopard, rivolto ad artisti emergenti. In occasione di quella premiazione fece un discorso sull’importanza del cinema internazionale per creare «connessione ed empatia» tra i popoli, e citò le storie di Fatima Hassouna, fotoreporter uccisa a Gaza, di Shaden Gardood, cantante uccisa in Sudan, e della scrittrice e attivista Victoria Amelina, uccisa in Ucraina. Oggi Jolie ha cinquant’anni ed è da almeno venticinque che usa l’enorme fama guadagnata fin da giovane come attrice di Hollywood (anche perché figlia dell’attore Jon Voight e dell’attrice Marcheline Bertrand) per portare avanti cause e messaggi a scopo umanitario.
I film che la fecero diventare una delle più richieste e pagate attrici di Hollywood furono, nel 1999, Ragazze interrotte, per cui vinse l’Oscar come miglior attrice non protagonista, e nel 2001 Lara Croft: Tomb Raider. Fu durante le riprese di questo secondo film che Jolie venne a conoscenza della crisi umanitaria in Cambogia e cominciò a collaborare con l’UNHCR, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati, che la nominò Ambasciatrice di buona volontà, ruolo che ricopre ancora oggi.








