C’è un aspetto del giallo di Garlasco che neanche la versione ufficiale, oggi rimessa in discussione dalla nuova inchiesta «alternativa» della procura di Pavia, che vede indagato Andrea Sempio, è riuscita mai a chiarire. Nonostante cinque gradi di giudizio, e una miriade di perizie.

C’è un colpevole: Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni. E c’è, in sentenza, una precisa finestra temporale per l’aggressione e la morte di Chiara Poggi: tra le 9.12 e le 9.35 del 13 agosto del 2007. Quel che manca, oggi come allora, oltre al movente, è l’arma del delitto. Non solo perché non è mai stata trovata, ma perché non è stata nemmeno mai «identificata».