All’inizio è stato il ritorno della filuzzi la sera di Ferragosto in piazza Maggiore, poi sono spuntati i burattini di Riccardo nel cortile di Palazzo d’Accursio fino alla scelta di creare un delegato del sindaco alla cultura popolare - nella figura del consigliere Marco Piazza - e di dedicare uno spazio alla tradizione bolognese all’interno del rinato palazzo Pepoli. Una rivoluzione, nemmeno tanto silenziosa, per rimettere al centro un sapere tramandato di padre in figlio, a lungo snobbato anche a queste latitudini. Una storia che passa dalle grandi famiglie dei burattinai petroniani, dal dialetto e dai suoi cultori come il compianto Loris Lepri, delle zirudelle e dal teatro dialettale.

Ora a consacrare il cambio di rotta, il salto di qualità, è il cartellone di Bologna Estate. Non che nelle passate edizioni mancassero omaggi e tributi ma si trattava di eventi sporadici, isolati, laterali. Ora invece la tradizione conquista i palcoscenici principali. «Siamo in ritardo – ammette quasi scusandosi l’assessore alla cultura Daniele Del Pozzo – io sono arrivato cinque mesi fa, ma la cultura popolare e quella contemporanea hanno molti più punti di contatto di quel che si creda». Cita il caso di Alessandro Sciarroni, uno dei più acclamati danzatori contemporanei, che dopo aver riscoperto la polka chinata l’ha portata persino a Sanremo. Mentre il burattinaio Vittorio Zanella del teatrino dell’Es nel presentare la rassegna “Apriamo Baracca e burattini” (dal 24 giugno al 16 luglio) racconta che parte della sua collezione (il Museo del burattino a Budrio che ha creato con Rita Pasqualini conta migliaia di pezzi) è attualmente in mostra all’Istituto di cultura italiana di Praga, solo la prima tappa di un tour per il mondo.